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Bye bye mask!

LA DEPOSIZIONE…DELLE MASCHERINE ?

Tra poche settimane, incrociando le dita, cadrà l’obbligo di indossare le mascherine protettive anti-Covid, dopo oltre due anni di pandemia. Saremo pronti?

Può sembrare strano, ma mai avremmo pensato di ridurci a visi senza bocca né naso per un periodo così lungo. Se il panico da Covid all’inizio, infatti, ci aveva costretti a queste museruole sanitarie essenziali alla nostra e all’altrui incolumità, man mano che il numero dei contagi (e delle vittime) scendeva, abbiamo assistito ad una progressiva rivolta contro le mascherine, che in molti casi ha esordito con veri e propri “rave” no-mask, su cui preferisco non prendere posizione.

Quello che mi interessa, come medico, è l’impatto che questa “seconda mutanda” ha avuto su noi tutti e sull’abitudine ad indossarla come un capo di abbigliamento intimo da cambiare (mutanda in latino significa “che deve essere cambiata”) e indossare nei più fantasiosi formati, disegni e decorazioni.  

Chi si è per un lungo tempo astenuto dal loro utilizzo sono i bambini, almeno finchè la variante omega non ha cambiato indirizzo, focalizzandosi proprio su quelli risparmiati dalle precedenti varianti. Alcuni di loro, mi riferiscono, si sono così affezionati alla mascherina, da considerarla un sostituto del ciucio, con tutte le difficoltà connesse al togliere questo vizio compulsivo a chi ancora non comprende né le indicazioni né il motivo per cui indossarle, ma le vive come un filtro “protettivo” della metà inferiore del viso.

Come i banditi si sentono protetti perché irriconoscibili a viso coperto, così molti bambini, e non solo, si sono sentiti in qualche modo meno vulnerabili, perché anonimi. E mentre per alcuni la mascherina è diventata un tormento della cute periorale (acne da mascherina o Maskcne), in alcuni casi la protezione da agenti esterni chimici ed ambientale ha migliorato dermatiti preesistenti.

Tutto questo in perfetta sintonia con lo stato d’animo dei soggetti mascherati, perché entrambi le casistiche sono riconducibili a fenomeni psicosomatici, dato che la pelle è lo schermo delle nostre emozioni (coperta o scoperta che sia). 

Se, quindi, tra due settimane toglieremo le mascherine, come ci sentiremo di nuovo a contatto con gli altri? Ci abbracceremo e baceremo senza remore né timori?

Ci strofineremo il viso e daremo la mano senza ritegno o ci sentiremo dei possibili untori, portatori inconsapevoli di chissà quali nuove varianti di quel maledetto virus?

Ci sarà ancora qualche irriducibile che, tra sfottò e insulti, continuerà imperterrito ad indossare la mascherina anche in auto da solo o mentre fa il bagno al mare?

Non ho mai deriso queste persone, tanto quanto ho rispettato le scelte personali dei negazionisti, perché sono abituato ad indossare le scarpe altrui per comprenderne le reciproche motivazioni.

Di certo alcuni “soffriranno” questa ritrovata libertà tanto quanto altri hanno sofferto la precedente imposizione. Ad entrambi però consiglio estrema comprensione ed elasticità mentale, nel pieno rispetto e tolleranza delle differenti opinioni.

In un mondo di bulli, che si divertono a denigrare i “diversi” fin dalle elementari, ci mancavano gli idioti dell’orrore (citando Battiato).

Mi auguro che questi due anni siano stati gli unici di questo secolo a mostrarci quanto siamo deboli fisicamente e affettivamente, senza contatto e condivisione. 

La lezione che ho imparato è che il tatto e il con-tatto fanno bene al cuore e al cervello. Quindi, ora che ci riavvicineremo, lo faremo con più calore, con più ardore, con più affetto e spero… con più consapevolezza. 

La pelle conta, parola di dermatologo!!!

Nella foto: Roberto Mora – “Rivisitazione in chiave Covid-19 della Pala Baglioni di Raffello” – Azienda Ospedaliera Università di Parma